20/09/12

L'ACCETTAZIONE

Accetta, elimina il rifiuto..e basta. Accettazione è un termine ambiguo, può essere assimilato semanticamente come "rassegnazione" che infatti non è accettazione ma resa....Cancellare la contrapposizione. Questo è il segreto.

ESISTONO I PECCATI?

State attenti a quando vi dicono che i peccati non esistono. Non fatevi ingannare dal linguaggio. Peccato vuol dire mancanza di perfezione e non è un atto ma uno stato dell'animo, da cui conseguono gli atti. Gesù disse che se anche guardaste vostra moglie con concupiscenza, commettereste adulterio con lei nel vostro cuore. Come si vede non ce n'è per nessuno;chi si salverà? Dice il Vangelo con Pietro. Ma il punto vero è che l'insegnamento spirituale non è una cosa che a che fare con i cieli azzurri e gli angeli, ma con la distruzione dell'Ego. Se ci facciamo spaventare da una parola come peccato, o da qualsiasi altra parola, significa che abbiamo dentro di noi la pretesa di perfezione,vogliamo sentirci "a posto" "giusti", è la stessa cosa di quando vogliamo essere i migliori, i più bravi , i più famosi.....sempre Ego a manetta, accettiamo invece l'idea della nostra imperfezione,della nostra mediocrità,questo è l'insegnamento del Vangelo e del Buddha e di tutti i "veri" maestri. Accettiamola....non siamo Dio, accettiamola e allora sì avremo qualche chance di evolverci.

18/09/12

IL BISOGNO DI RICEVERE APPROVAZIONE

Il bisogno impellente e costante di ricevere approvazione o di esser al centro dell'attenzione, risiede nelle influenze subite nei primi anni di vita, ma non solo, anche nell'esagerata importanza che si da' alle opinioni altrui...è ovviamente una Carica Mentale Subconscia (CMS ) che ripete ossessivamente: "ditemi che sono bravo, che sono intelligente, che sono simpatico ecc" o concetti simili...Tali Cariche Mentali Subconscie si formano e si radicano ancor di più nelle persone che hanno avuto pochi riconoscimenti del loro valore in età infantile, quando le difese e le capacità di elaborare concetti e comportamenti è ovviamente minima. Nel bambino la mancanza di affetto e riconoscimento si traduce in senso di pericolo, di isolamento, che significa anche, traslatamente, pericolo di morte. Purtroppo queste paure che prendono forma di pensieri-frasi, si radicano nel subconscio e cominciano a fare i loro danni...che vengono poi compensate dai comportamenti tesi a ridurre il senso di pericolo ed isolamento. https://www.facebook.com/groups/dse.tecnica/

I NOSTRI PROCESSI DI PENSIERO

E' molto difficile accorgersi che i nostri processi di pensiero, sono solo espressione di una macchina che si chiama mente con la quale ci immedesimiamo. Non riusciamo a vedere che le nostre convinzioni, i nostri valori, le nostre idee, cambiano con il tempo e che nulla o quasi resta di ciò che credevamo e pensavamo anni prima. Continuiamo a pensare che il nostro "io" sia ciò che pensiamo allo stesso modo in cui ci identifichiamo con un corpo che invece cambia. Quando, per caso, ci capita di accorgerci che ciò che siamo è "l'osservatore" dei propri pensieri e che la mente è solo uno strumento, cominciamo a capire l'impermanenza della realtà e che esiste il "Permanente" "l'immutabile" E' in questo momento che si creano le condizioni, da un lato, per una vera conversione e dall'altro per una liberazione dalla schiavitù della psiche. Quando infatti la natura impermanente della mente e dei pensieri risulta chiara alla comprensione, e si radica nella certezza, si può con maggior leggerezza affrontare le paure, le angosce, le rabbie, gli scoramenti, che la mente ci propina continuamente non potendo più fare l'errore di considerarle "vere" e soprattutto "nostre".

12/09/12

PROCEDERE VERSO LA LIBERTA' SPIRITUALE

...per procedere verso la libertà spirituale bisogna fare un piccolo e faticoso passo alla volta, cercando di sfrondare mente e cuore un ramoscello per volta, limitandosi per il momento a cercare di diventare un po' meno dipendente dalle migliaia di piccole schiavitù della mente, dell'ego e del corpo, che urlano il loro attaccamento alla terra sapendo che l'asintoto tende all'infinito senza mai raggiungerlo...

IL BENE E IL MALE

Pensate di sapere cos'è il bene e cos'è il male? Sbagliate. Perchè? Forse perché penso di saperlo io e voglio illuminarvi? No. Il problema è che NON è possibile "saperlo". Perchè? Perchè quando anche pensaste di saperlo, vi ingannereste, o meglio, ci inganneremmo. Il Cristiano dirà: il Bene é Gesù Cristo nostro signore, che è morto per noi e che è Dio incarnato. Già. E allora? Cosa ne consegue? Che chi non è cristiano è nelle menzogna, è nel peccato, è posseduto da Satana? E quindi cosa facciamo verso questi "assatanati"? Li disprezziamo, li combattiamo, li mettiamo al rogo (ora non più per fortuna), li tacciamo di "laicismo" li insultiamo, li odiamo, preghiamo per loro e diciamo al nostro Dio "meno male che non siamo come loro!": io vado in chiesa tutte le domeniche, faccio la comunione, mi confesso, io sì sono un cristiano, un buon cristiano. E mi salverò dal giudizio di Dio! E dimenticano la parabola del fariseo e del peccatore in fondo alla sinagoga. E così il male che noi abbiamo così brillantemente individuato nel non-essere cristiani, si camuffa da superiorità e rientra dalla finestra dell'orgoglio religioso, pronto a riseminare divisione. Ma c'è invece il saggio Buddista che dice o pensa: ah, questi fanatici della religione che creano Dei dai cui si fanno condizionare e non vedono la natura della schiavitù della mente. Si mettono nelle mani di un Dio che non agisce che non fa nulla perché non esiste e se ne fanno completamente condizionare mentalmente, non rendendosi conto della natura impermanente della mente e dei pensieri... E così anche loro saggi e illuminati dalla conoscenza, non vedono quanto può liberare la mente l'aver davvero fede, quanto la fede sia necessaria per la liberazione della mente e si arroccano nella loro pretesa superiore conoscenza dimenticando il famoso aneddoto del Buddha che metteva in guardia il discepolo dalla conoscenza: "il contrario della conoscenza è libertà o discepolo." E così ci ostiniamo a non capire che quando riteniamo di aver ragione diventiamo orgogliosi, superbi, insensibili ed anche mentalmente ottusi. E allora dovremmo riflettere sul frutto di quell'albero della conoscenza del Bene e del Male che tanto danno ci ha portato e porta tuttora. Un frutto dolce e desiderabile al primo morso, ma amaro, urticante, indigesto nello stomaco, quando viene assimilato dalla mente vanitosa e digerito dall’ego assolutizzante.

OPINIONI – VALORI - FEDI

La religione, nelle differenti tradizioni, si è stratificata nelle coscienze e nelle subcoscienze dei popoli come strutture di opinioni, credenze, atteggiamenti, in una parola “culture” che sistematizzano, strutturano e rendono organica la concezione dell’inconoscibile. Ciò che in effetti possiamo identificare come religione per distinguerlo da tutte le altre “culture” come insieme di opinioni, credenze, atteggiamenti, convinzioni su ciò che è giusto o sbagliato è il fatto che la religione “tratta” di ciò che è inconoscibile e, al tempo stesso “al di sopra” dell’esperienza umana. Infatti, quando gli uomini costruiscono, creano, strutturano “culture” del ”al di qua”, cioè all’interno del conosciuto o almeno del conoscibile, creano discipline, a vario titolo, scientifiche o umanistiche. Parliamo qui delle scienze naturali, della fisica, della matematica, della medicina, della filosofia, della psicologia, dell’antropologia, della sociologia, della politica, dell’economia. Anche queste discipline hanno al loro interno strutturazioni di pensiero che possiamo riclassificare secondo schemi tipici delle religioni. In tutte queste discipline abbiamo: “corpus” dottrinale, ortodossia, eterodossia, valori, sacerdoti, eretici e profeti. E’ così ovviamente nella politica e nelle sue dottrine, nell’economia, nella matematica, nella fisica, nella psicologia, nella biologia ecc. Vi basti ricordare quali conflitti vi sono stati tra capitalismo e comunismo; tra teoria darwiniana e i suoi avversari, tra fisica newtoniana e relativistica; tra psicoanalisti e psicologi e tra psicoanalisti freudiani e junghiani. I conflitti quindi tra gli uomini per difendere o confutare le loro o altrui opinioni, sono caratteristica comune sia degli uomini “religiosi” che “non” religiosi. Per qualche ragione connaturata all’essenza umana, gli uomini tengono moltissimo alle loro opinioni o a quelle che ritengono essere le loro opinioni (anche se a volte non lo sono). ------------------------------------------------------------------------------------------------------- Le Fedi , I Valori, Le Opinioni: STRUTTURA PSICOLOGICA ----------------------- Cosa è un’opinione, un valore, una fede? La prima risposta che vi verrà di dare sarà in effetti un’obiezione: opinioni, valori e fedi sono cose molto diverse, vero? No, falso. L’unica differenza, sotto il profilo psicologico, del comportamento della mente intendo, è di tipo quantitativo, ma non qualitativo. Un’opinione, un valore, una fede sono la medesima cosa con intensità, potremmo dire con “carica mentale”, differente. Un’opinione è un concetto insito, inserito, nella mente che è per così dire “moderatamente condiviso” dalla persona, ma che non di meno può essere, in vista del realizzarsi di determinate condizioni, cambiato. Infatti, nel linguaggio comune si tende ad affiancare aggettivi rafforzativi quando l’opinione è fortemente radicata: si dice infatti, per esempio: “è mia ferma opinione”… implicitamente affermando che l’opinione da sola sia in una certa misura “debole”. Le opinioni nel loro significato corrente, sono punti di vista sui più diversi argomenti, che hanno la caratteristica intrinseca di essere “personali” di chi le esprime e che non hanno, agli occhi di chi le manifesta la pretesa di essere verità assolute, ma tutt’al più “verità” relative. Di norma le opinioni vengono espresse sui più svariati argomenti del consesso sociale: dalla scienza alla politica, dalla filosofia alla pedagogia, dalla economia alla storia. Diverso è invece il caso dei valori. Qui l’intensità dell’opinione è molto più forte, radicata e coinvolgente. Quando una persona parla di “valori” dei suoi valori, la disponibilità a rimetterli in discussione e rivederne le caratteristiche, è molto, molto più scarsa che nel caso delle opinioni. Quando si tratta di valori è di norma investita della questione la parte più intima della persona. Essi sono “la struttura” su cui fonda la personalità nel suo complesso; è per così dire la struttura portante di una persona, allo stesso modo in cui un palazzo ha le mura portanti per rimanere in piedi. Se anche una sola delle colonne portanti di un edificio cede, ci sono buone probabilità che l’intero palazzo crolli. Per proseguire con il parallelismo edilizio, se i valori sono le mura portanti, le opinioni rappresentano le mura interne dei singoli appartamenti, che danno “l’aspetto” in cui ci troviamo più a nostro agio, che meglio disegna e definisce i nostri gusti ed inclinazioni, ma che non di meno, possiamo anche decidere di cambiare, per avere una prospettiva nuova e diversa del nostro esistere. I valori invece sono qualcosa di più radicato, più forte. Sono, nella mente, qualcosa di costitutivo, che da’ l’identità della persona. Sono qualcosa per cui anche modificarne uno soltanto, si rischia il “crollo” della propria identità. Infatti, nel caso di un cambiamento di valori, sono richiesti dapprima ponteggi di sostegno, strutture alternative e soprattutto, la costruzione di un “nuovo pilastro”, cioè un nuovo valore, prima che ci si possa arrischiare di far crollare quello precedente. Ancora diverso e più ancora radicato è il concetto di fede. La fede, le fedi, poco conta se immanenti o trascendenti, se riguardanti l’Assoluto, Dio o qualche altro aspetto più materiale e mortale, sono “le fondamenta” della persona, sono il basamento cioè, senza il quale non esisterebbe alcuna possibilità di avere un palazzo. Senza fondamenta non ci sono “strutture portanti” né tanto meno mura divisorie, porte, finestre. Le fedi sono, per così dire, opinioni così forti da non essere nemmeno ipotizzabile pensare che possano essere cambiate. Se viene toccata la fede, vale a dire quegli aspetti della persona che la definiscono e che quindi, diversamente dai valori che invece “strutturano” la personalità, rappresentano gli elementi ESSENZIALI della persona, viene toccata, modificata, stravolta alla base, la persona stessa in quanto tale. Oggi, in piena era informatica potremmo anche dire che se le opinioni sono il software per scrivere, disegnare, ascoltare musica, e i valori sono il “sistema operativo” che fa da supporto alle opinioni, le fedi sono il firmware, senza il quale il nostro computer non potrebbe nemmeno accendersi. Usciamo dalla metafora. Quali sono le fedi? Le fedi non sono, o non sono soltanto, le radicate convinzioni sull’essenza di Dio, sulla vita ultraterrena, sul paradiso e l’inferno, il Bene e il Male e tutti gli aspetti legati classicamente alla religione. Anzi, come avremo modo di analizzare più oltre, a volte questi aspetti non sono più che labili opinioni. Abbiamo detto che le fedi sono il firmware e le fondamenta. Bene quali sono le fedi dell’Uomo? Le fedi sono prima di tutto una cosa: certezze. Non sono valori, perché i valori sono, in una certa misura, aspetti soggettivi, ancora riconosciuti come caratterizzati da soggettività, anche se meno aleatoriamente delle opinioni. Chi esprime dei valori sa che altri suoi simili possono e in effetti hanno, valori diversi, e questo è più o meno accettato. Ma quando si parla di fedi, si parla di certezze, non di aspetti ritenuti soggettivi, bensì OGGETTIVI. Quali sono quindi queste oggettività? Quali sono le nostre “fedi”?